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27.6.26
Carolee Schneemann
22.6.26
Emil Cadoo : Henry Miller’s Sexus : photomontages, 1963
"...Emil Cadoo (1926-2002) was one of the defining photographers of the Swinging Sixties. His semi-storied career perfectly exemplifies that decade’s lust for change and its commitment to experimentation. Cadoo’s work ranged from high level photojournalism at Life magazine, to Beat generation portraiture, to artistically ambitious and sexually ambiguous erotica.
Born in the Bedford-Stuyvesant section of Brooklyn, Cadoo emigrated to Paris in 1960 and essentially lived there until his death. Cadoo’s energy and personality put him at the center of the expatriate community and he encountered and photographed many of the most important artistic and literary lights of his time. Like his friend and subject James Baldwin, he found easier acceptance in Paris as an African-American and as a homosexual. Paris was also a congenial atmosphere for Cadoo’s interest in erotica. It was there that he created the work he is best known for: his book covers and portfolios for Barney Rosset’s Grove Press and Evergreen Review, which became a cause célèbre in the fight against artistic censorship..." [continue reading]
20.6.26
14.6.26
7.6.26
31.5.26
Enrico Castellani
...Castellani: La tecnologia attuale è talmente ricca di possibilità, di varianti materiche e formative che uno rischia di perdere di vista quello che vuole fare, quello per cui si mette a sperimentare. La sperimentazione fine a se stessa mi sembra lo può essere a livello tecnologico, ma, allora, proprio nell’ambito di un ideale di artigianato... con materiali anche nuovi, naturalmente, questo non cambia niente. Mentre, nel campo nostro, la sperimentazione è sempre stata intesa come un arricchimento del linguaggio, è sempre stata subordinata al linguaggio. Le cose mie possono essere fatte in moltissimi materiali diversi, però c’è un tale travaglio di ricerca tecnologica e di organizzazione che, a un certo punto, uno si rende conto non ne vale più la pena. Ci sono dei mezzi molto più diretti e immediati che servono egregiamente al bisogno. Tu hai parlato, ieri sera, di una differenza fondamentale tra quello che faccio io e quello che fanno Fabro e Paolini, proprio come metodologia poetica, diciamo: dal canto mio c’è una costante monotona e nel caso loro dei momenti molto differenziati l’uno dall’altro. Quindi, da un punto di vista dell’atteggiamento, siamo ai due poli opposti, però è molto strano che, anche loro, quando poi vogliono realizzare le loro cose, arrivano a realizzarle con una tecnica la più semplice possibile, una tecnica tradizionale, artigianale, senza far ricorso a tecnologie avanzate: per un bisogno di immediatezza, anche loro...
Da "Autoritratto" di Carla Lonzi













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